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Ritrovati i “genitori” del Sangiovese

Ritrovati i genitori del Sangiovese

Ritrovati i genitori del Sangiovese

Ritrovati i “genitori” del Sangiovese.
Sono il Ciliegiolo e un vitigno quasi sconosciuto originario della Calabria.

La notizia è emersa nel corso del Simposio Internazionale del Sangiovese, organizzato da Arsia a Firenze il 17 novembre.
Al Simposio, i cui lavori si sono svolti dal 17 al 19 Novembre, hanno preso parte oltre 250 fra ricercatori, esperti ed operatori del settori vitivinicolo provenienti da tutto il mondo.
Sono state presentate oltre 80 fra relazioni e comunicazioni scientifiche, da parte delle più autorevoli istituzioni di ricerca che operano nel settore.
La scoperta dell’identificazione dei “genitori” del Sangiovese ¬ considerata dagli esperti una primizia mondiale per il settore – è stata comunicata dal ricercatore Josè Vouillamoz ( gruppo di ricerca della dott. Grando ) dall’ Istituto Agrario San Michele all’Adige, che ha presentato una comunicazione sul tema “Relazioni genetiche del Sangiovese”.
Secondo quanto risulta dalla ricerca, i “genitori” del Sangiovese sono il “Ciliegiolo”e il “Calabrese Montenuovo”.
Il primo è un vitigno antico e ben noto in Toscana.
Il secondo, – ha spiegato Vouillamoz – è un vitigno riscoperto in circostanze fortunate in una piccola azienda della Campania, dove sono ancora coltivate poche decine di piante.
Non è un vitigno iscritto al registro varietale – ha continuato il ricercatore – ed è stata grande la nostra sorpresa quando, eseguendo le indagini sul Dna abbiamo constatato che la parentela risulta completa.
Per ulteriore scrupolo – ha precisato ancora il ricercatore – abbiamo eseguito la ricerca su 50 “microsatelliti” di Dna, ed il risultato ci dice che il Sangiovese ha la metà dei geni (microsatelliti) del Ciliegiolo e metà del Calabrese Montenuovo.
Su questo vitigno che proviene dalla Calabria si appunteranno ora ulteriori ricerche.
Tuttavia il ricercatore si è detto assolutamente certo della scoperta.
L’ Amministratore dell’Arsia , Maria Grazia Mammuccini, si è complimentata per il lavoro svolto ed ha sottolineato l’importanza della scoperta, che rende noti i “genitori” del vitigno più celebre e diffuso della Toscana, con il quale sono realizzati vini come il Brunello, il Chianti, e il Nobile di Montepulciano.

Un ciliegiolo tira l’altro

Un vino di qualità derivato da uve ciliegiolo.

Poggio Ciliegio non è solo un vino.

Un vino di qualità derivato da uve ciliegiolo. Vinificato in purezza realizzato in un’azienda che da sempre ha creduto e investito energia e passione.

Un Ciliegiolo tira l’altro.
di Claudia Cataldo

I vini dell’azienda agricola Rascioni&Cecconello raccontano una storia iniziata negli anni ’70,
raccolgono il calore della Maremma e giocano sulle potenzialità dei vitigni autoctoni.

Facendo zapping fra le aziende della Toscana, l’attenzione cade sulla maremmana azienda agricola Rascioni&Cecconello.

La storia inizia quasi per caso nel 1977, quando Paolino Cecconello e
Vinicia Rascioni lasciano Milano per un appezzamento di terra in Maremma.
L’incontro con il giovane enologo Attilio Pagli nel 1988 sarà poi cruciale per la produzione di vini di qualità, con
l’uso di vitigni autoctoni come il Sangiovese e il non conosciuto Ciliegiolo.
Dal 2008 l’azienda viene gestita dalla figlia Sabrina, che si avvale della consulenza di Pagli e dell’enotecnico di cantina
Giacomo Cesari, e che porta avanti con convinzione la scelta di puntare sull’autoctono.
La filosofia aziendale segue i dettami di una viticoltura biologica (pur non essendo certificata bio): i trattamenti
antiparassitari sono ridotti al minimo e la cura del vigneto è meticolosa e costante, cercando di
ridurre al minimo l’impatto ambientale.
Passiamo ai vini, fortemente apprezzati anche da Robert
Parker: fiore all’occhiello della produzione è il “Poggio Ciliegio”, Ciliegiolo in purezza, ottenuto
dalle uve dei vecchi vigneti, vino longevo, corposo e morbido, invecchiato 15 mesi in barrique.
Accanto a questo, troviamo il “Rotulaia”, anch’esso Ciliegiolo ma più fresco e fragrante, con
caratteristiche note speziate, affinato in cemento per potenziare le peculiarità di questo vitigno.
L’azienda ha sul mercato anche un blend di Sangiovese e Ciliegiolo, in cui la morbidezza del
tannino confluisce nella facilità di beva, e sta lavorando al suo primo bianco. Se il caso ha giocato
un ruolo nell’incipit di questa storia, bicchiere alla mano si evince che – nel seguito – di lasciato al
caso c’è davvero ben poco.