La storia

Dagli anni settanta portano il veneto in Maremma.

Dagli anni settanta portano il veneto in Maremma. La costruzione della cantina dove nascerà poi il famoso e rinomato vino Poggio Ciliegio.Paolino Cecconello, in tempo di guerra dalla famiglia e poi trasferitosi a Milano negli anni ’50. Diventa dopo lavori umili, un grande e sapiente impresario edile ma sempre con la dedizione alla famiglia.
Vinicia Rascioni, marchigiana, trascorre la sua adolescenza in Maremma, poi si trasferisce anche lei in Lombardia. Il destino le fa incontrare Paolino.
La vita caotica della città però gli fa covare l’idea di lasciare Milano per una vita più tranquilla.
Paolino con il suo architetto, scende quindi in Toscana per poter comprare un terreno dove poter costruire la sua casa. Quella che poi un giorno diventerà il suo regno. Vinicia gli fa una sola raccomandazione, “cerca una collina con delle querce”, la trova e di li a poco vende tutto.
Nel lontano Dicembre del 1973 lasciano quindi la Brianza con le due giovani figlie, Sabrina e Stefania per trasferirsi nella Maremma. Poi scopriranno essere “amara” proprio come dice la nota canzone “Maremma amara” dei tempi lontani, quando c’era la malaria.
Paolino e Vinicia sono solo due delle molte menti creative ed innovative che, provenienti da fuori dei confini della Toscana hanno dato un nuovo spirito e un nuovo impulso alla sua vinicoltura.
L’arrivo si scopre da subito ostico ma la tenacia di questa famiglia,unita, non li lascia abbattere. Paolino da buon veneto decide di impiantare il vigneto e fare la cantina per il consumo familiare. I due interventi ci fanno scoprire che siamo su un terreno incontaminato, mai toccato dall’uomo. Lo scasso porta alla luce spettacolari fossili e tanti, veramente tanti sassi, tanto che per preparare il terreno dove deve sorgere la cantina sono necessarie 73 mine!
E’ come trovarsi su uno scoglio.
Non ci sono energia elettrica, acqua e linea telefonica, le campagne in quegli anni sono molto disagiate ed i costi dei servizi sono veramente elevati. Ci vogliono tre anni per completare la costruzione della casa e finalmente possono lasciare l’abitazione che li ha ospitati nella vicina Albinia.

Nel corso degli anni il vigneto entra in produzione, le uve prevalentemente rosse, Sangiovese e Ciliegiolo. Sono straordinariamente eccellenti ma troppe per il loro fabbisogno, così vengono vendute e partono come uve campione per i mercati liguri.
Iniziano a vinificare piccole quantità di vino con l’aiuto di un caro amico contadino, anche lui veneto. Il vino si scopre anch’esso molto buono, di lì a poco attrezzano la cantina  e cominciano ad imbottigliare, ma non basta. Cercano un enotecnico migliore che creda in loro, nel territorio, nell’autenticità, nell’unicità  del prodotto che riscuote tanti elogi nelle varie rassegne, compreso Vinitaly. L’idea che perseguono è quella di produrre vini di ottima qualità utilizzando vitigni autoctoni come il semisconosciuto ciliegiolo considerato una cenerentola dei vitigni e il sangiovese.
Il livello raggiunto da questo vino è così ragguardevole, che gli americani definirono Paolino l’“architetto del vino”.
Le varie vicende nell’ 88 li portano al fortunato incontro con Attilio Pagli, con la consulenza di questo straordinario enotecnico. L’azienda assume una dimensione professionale più consona ai tempi, raggiungendo traguardi insperati. L’antico amore è rimasto il cardine della filosofia di produzione e l’artefice primo dei suoi gioielli.
Nel 1989 nasce Poggio Ciliegio, una riserva ottenuta da uve da tavola ciliegiolo in purezza  e il Poggio Capitana, una riserva ottenuta  da uve di sangiovese in purezza.
Oggi l’azienda continua la sua ricerca per ottenere sempre il meglio dai suoi vitigni, gli stessi che per tanto tempo non sono stati apprezzati come dovevano, ma la mente positiva di un uomo che credeva nella loro potenzialità a fatto si che raggiungessero il traguardo che gli spettava.

Paolino Cecconello
Dagli anni settanta portano il veneto in Maremma.